Al via il restauro dell’acquedotto storico di Genova

Iniziano a marzo i lavori di restauro dell’acquedotto storico di Genova, risalente al 1200 quando riforniva d’acqua l’intera città partendo dalla Val Bisagno. Gli interventi comportano la sostituzione delle antiche lastre di luserna, una novantina circa, della pavimentazione del sentiero.

«Questo intervento è un passo in avanti verso la messa in sicurezza dell’intera passeggiata. Un percorso di 15 chilometri di particolare interesse sia dal punto di vista storico sia ambientale, viene ripristinato e adeguatamente segnalato. Quest’opera è anche inserita nella mia delega sulle Vallate – spiega l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Genova Paolo Fanghella – I lavori, dal valore di circa 50 mila euro, sono resi possibili grazie alla collaborazione con le associazioni del territorio».

Acquedotto storico di Genova

L’acquedotto storico di Genova è un’antica struttura della val Bisagno con inizio nel comune di Bargagli, nell’alta valle, attraversa i quartieri di Struppa, Molassana, Staglieno, la circonvallazione a monte di Castelletto, dove si divide in due rami che terminavano vicono al porto antico, uno alla darsena e l’altro all’altezza della ripa, in piazza Cavour, dopo aver alimentato la grande cisterna di piazza Sarzano.

Oggi l’acquedotto è stato riconvertito in un suggestivo percorso pedonale di circa ventotto chilometri che attraversa architetture civili e monumentali (ponte canale sul rio Torbido o nel portale del Barabino alla Rovinata), rovine di archeologia industriale (Geirato e Veilino), aree verdi del tratto Pino sottano – Trensasco alla gola di Fossato Cicala.

Storia dell’acquedotto di Genova

acquedotto storico di genova
La val Bisagno è sempre stata il bacino idrico di rifornimento di Genova fin dall’epoca romana. A Molassana duemila anni fa, tra il “Giro del Fullo” e il monte Montanasco, avvenne la prima incanalazione di acque dal Bisagno, arricchite da quelle provenienti  dai corsi d’acqua della val di Lentro e da altri affluenti minori.

Una cascata formava il lago Dragonarius e il primo nucleo del quartiere si trovava su un isolotto al suo interno, di proprietà del vescovo (fatto di cui rimane traccia nella toponomastica di via Isola del Vescovo, appunto). Dal lago l’acqua veniva convogliato in fossati e trasportato a Sant’Andrea attraverso un percorso di sette chilometri. Lo sviluppo del porto e della città spinsero nei secoli successivi i governanti a cercare altre sorgenti più in alto sulle colline.

Fu così che verso il 1050 venne scelto il sito del Veilino, posto sopra la necropoli di Staglieno. Gli addetti ai lavori edificaro, oltre mura di sostogno, anche opere di architettura tuttora esistenti nella Valbisagno e nel centro storico. come i ponti e le arcate (Cavassolo, Rio Torbido, Geirato, Ronco, Trensasco, Cicala, Preli, Veilino, Sant’Antonino, Briscata, Casamavari, Burlando, Manin, Palestro, Caffaro, Castelletto, Acquasola, Sarzano, Caricamento, Mandraccio). I portici di Sottoripa, ad esempio, poggiano sulle arcate dell’acquedotto che portava acqua alle navi del porto ed anche i palazzi dell’amministrazione della città metropolitana di Genova e la prefettura in piazza Corvetto, la porta di Vacca, la fontana di Piazza Sarzano, le mura dell’Acquasola e il Campo Pisano sono edifici e monumenti storici realizzati incorporando le strutture del condotto.

Nel 1275 l’inizio dell’acquedotto fu trasferito a monte presso la frazione di Trensasco e il nuovo ramo dell’acquedotto fu realizzato da Marin Boccanegra, della famiglia del capitano del popolo Guglielmo. La crisi idrica del 1491 diede vita all’istituzione del magistrato delle acque, che redasse un piano regolatore per aumentare le risorse con il prolungamento da Trensasco alla frazione La Presa di Bargagli.

L’acquedotto storico di Genova conserva ancora molti dei suoi tratti intatti e ben conservati: in val Bisagno ci sono ponti e arcate a cominciare dai mulini di Davagna, passando da Struppa Molassana, San Gottardo e Preli per arrivare alla zona di Staglieno, dove l’acquedotto del XIII secolo è affiancato dalle nuove strutture del ponte-sifone progettato da Carlo Barabino, che scavalca il cimitero di Staglieno.

L’ingresso in città dell’acquedotto si trovava all’inizio della circonvallazione a monte, presso piazza Manin, di cui restano originarie arcate inglobate nei terrapieni della ottocentesca strada. In città esso passava, sin dal XIII secolo, in corrispondenza del percorso delle mura del Barbarossa, dove è tuttora visibile, con le sue bocchette.

Altri resti si trovano in vico ai Forni di Castelletto, sopra piazza della Zecca, nel ponte della salita di San Gerolamo al Castelletto, e vicino porta Soprana con i resti delle bocchette chiuse nella cisterna sotto le mura, dietro al palazzo della prefettura (salita Di Negro, presso la villetta di Negro) e come detto alla Sottoripa.

I carteggi galileiani

Nel 1641 il giro del Geirato presentò fin da subito gravi problemi di stabilità e nel 1650 se ne deliberò l’abbondono e la contemporanea costruzione del ponte sifone del Geirato, il primo ponte sifone della storia. Nello studiarne il funzionamento, gli ingegneri genovesi hanno avuto una lunga corrispondenza con Galileo Galilei, tramite carteggi di cui si ha testimonianza. In soli cinque anni il ponte con le sue ardite arcate è costruito. Ma è solo nel 1793, dopo innumerevoli problemi dovuti alla scarsa tenuta delle tubature alla pressione, l’acqua del Geirato può finalmente giungere a Genova.

 

 

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