I Liguri preromani dal punto di vista politico, economico e sociale

Le notizie sulla vita politica dei Liguri preromani sono scarse: doveva essere diffusa la forma monarchica, almeno a giudicare dalla presenza dei re nelle leggende liguri come Italo e suo figlio Siculo, Cicno, Nanno e il figlio Comano. In seguito si parla invece di ambasciatori, mentre per gli Ingauni, all’inizio del III secolo a.C. si trovano i principes, cioè capi aristocratici.

I Liguri erano insidiati in villaggi, come afferma Strabone e Livio scrive di “vicos et castella”. Il vicus (villaggio), di dimensioni ridotte, ruotava attorno alle attività agricolo-pastorali, si trovava nei fondo valle e in pianura, costituito da una manciata di capanne in materiali precari. Il castellum (castellaro) era il luogo fortificato, dove si rifugiavano gli abitanti dei villaggi in caso di pericolo. Esso si trovava sempre in posizione elevata e dominante, su monti, colli o crinali, dalla struttura difensiva-militare e attorno vi gravitavano i villaggi circostanti. Gli oppida erano insediamenti con funzione commerciale e fortificati in un secondo momento. Erano numerosi per ogni tribù.

Da un lungo brano di Diodoro si conoscono alcune attività economiche dei Liguri preromani:

“(I Liguri) abitano una terra sassosa e del tutto sterile e trascorrono un’esistenza faticosa ed infelice per gli sforzi e le vessazioni sostenute nel lavoro. E dal momento che la terra è coperta di alberi, alcuni di costoro, per l’intera giornata abbattono gli alberi, forniti di scure affilate e pesanti, altri, avendo l’incarico di lavorare la terra, per la maggior parte non fanno altro che estrarre pietre (…). Ed essendo una tale fatica nei loro lavori, con la costanza hanno la meglio sulla natura, anche se, avendo faticato parecchio, ne ricavano pochi frutti. A causa del continuo lavoro fisico e della scarsezza del cibo, si mantengono nel corpo forti e vigorosi. In queste fatiche hanno le donne come aiuto, abituate a lavorare nel medesimo modo degli uomini. Vanno inoltre continuamente a caccia, con la cui pratica, catturano molti animali, controbilanciando la penuria di frutti. Vivendo di conseguenza sulle montagne ed essendo soliti affrontare dislivelli incredibili, sono forti e muscolosi nei corpi. Alcuni per la scarsezza dei frutti della terra non bevono altro che acqua, mangiano carne sia di bestie domestiche che selvagge e si nutrono delle erbe che crescono nella regione, essendo il terreno precluso ai più benevoli fra gli dei, Demetra e Dioniso. Trascorrono la notte nei campi, raramente in qualche semplice podere o capanna, più spesso in cavità delle rocce e caverne naturali. (…) Mantengono un tenore di vita semplice e primitivo. Generalmente poi in questi luoghi le donne sono forti e vigorose come uomini e questi come le belve. (…) I Liguri hanno un armamento più leggero di quello dei Romani; li difende infatti uno scudo ovale lavorato alla moda gallica e una tunica stretta in vita, ed attorno avvolgono pelli di fiera e una spada di media misura. (…) Essi sono coraggiosi e nobili non solo in guerra, ma anche nelle circostanze della vita non scevre di pericolo. Come mercanti, solcano il mare di Sardegna e quello Libico, slanciandosi coraggiosamente in pericoli senza soccorso; giacchè usano barche più semplici di quelle per combattere da vicino e con un numero scarsissimo di equipaggiamenti utili per la navigazione sopportano le più paurose condizioni che l’inverno crea tremendamente.”

Strabone scrive sulle abitudini alimentari, i commerci e i prodotti scambiati all’emporio di Genova:

” In generale tutta la costa da Monaco fino alla Tirrenia è esposta ai venti e senza porti, eccetto piccole rade e ancoraggi. La sovrastano, poi, gli enormi dirupi dei monti, lasciando uno stretto passaggio vicino al mare. Vi abitano i Liguri che vivono per lo più delle carni dei greggi, di latte e di una bevanda di orzo e occupano le terre vicino al mare e specialmente i monti. Hanno qui ricche foreste che forniscono legname per la costruzione delle navi e con alberi così grandi che il tronco di alcuni raggiunge il diametro di otto piedi; (…) Portano all’emporio di Genova questi legnami, animali, pelli, miele; ricevono in cambio olio d’oliva e vino italiano; il loro vino, infatti, è scarso, resinato e aspro. Di qui provengono i cosiddetti ginnoi – cavalli e muli-, le tuniche liguri e i saghi. Presso di loro abbonda anche il lingurion, che alcuni chiamano ambra. Non sono affatto abili, nelle campagne militari, come cavalieri, ma sono abili opliti e veliti.”

In entrambi gli autori si accenna, però, solo di sfuggita all’allevamento, una voce importante dell’economia dei Liguri che allevavano ovini per ricavare latte, formaggio e lana; non si parla poi della pesca, che era invece largamente praticata in mare e nei fiumi come è testimoniato dai ritrovamenti a Genova di ami bronzei e dai resti di pesci rinvenuti nell’area dell’oppido preromano.

foto portofinoamp.it

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