La necropoli di S.Andrea e l’oppido preromano di Genova

Le prime tracce della Genova preromana vennero alla luce nel 1898 quando, per costruire l’attuale via XX Settembre, si spianò la collina di S. Andrea e si scoprirono tombe della necropoli omonima. Altre tombe sono state scoperte nei dintorni e vicino Piazza de Ferrari nel 1910 e sotto la chiesa di Santo Stefano nel 1946 e altre vie negli anni successivi. La necropoli di S. Andrea doveva quindi essere molto estesa, andando dai contrapposti colli di S. Andrea e Santo Stefano.

Essa fu frequentata dal V al III secolo a.C. ma, a differenza della necropoli di Chiavari, non conteneva tombe a cassetta bensì a pozzetto, cioè scavate nella roccia sedimentaria marna azzurra, a forma tronco-conica e poi riempita di terra e detriti. Le 121 tombe contenevano urne cinerarie e i corredi funebri. A differenze delle altre necropoli liguri, questa si distingue per il grande materiale di importazione che vi è stato rinvenuto: dall’Attica proveniva la maggior parte della ceramica a figure rosse e crateri a campana, dall’area tosco-laziale provenivano vasi a vernice nera, dall’Etruria il vasellame bronzeo, gli elmi e l’oreficeria.

La prevalenza del commercio etrusco, testimoniata nel V-VI secolo dei corredi, è confermata anche dal materiale reperito nell’oppido preromano della collina di Castello. Gli scavi condotti nella parte più alta hanno confermato che il sito era già frequentato alla fine del VI secolo a.C. e che verso la metà del V secolo nacque l’oppidum fortificato, difeso da muri a secco e più cinte affiancate, interrotte probabilmente da torri. Queste fortificazioni furono edificate sia a scopo difensivo sia per fare spazio ad abitazioni, come testimoniato dal ritrovamento dei resti di edifici rettangolari.

Anche nell’oppido è emerso materiale ceramico, quasi tutto di importazione (Etruria e dell’area dei Viturii), poche le ceramiche di produzione locale usate come contenitori per trasportare all’emporio di Genova i prodotti dell’economia del luogo, come il miele. E’ stato ritrovato anche un cippo del V secolo recante un nome celto-ligure in alfabeto etrusco che testimonia una probabile fusione tra il gruppo etrusco, presente a Genova dal 500 a.C. e le genti locali.

Da tutto ciò emerge come nel V secolo a.C. a Genova era preponderante l’elemento etrusco.

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