La ripresa del conflitto romano-ligure

Le guerre contro i Liguri ripresero dopo la conclusione del secondo conflitto contro Cartagine e furono causate dalla necessità di Roma di riconquistare l’Italia settentrionale, di cui era andata perduto la maggior parte del territorio a nord di Pisa, e per assicurarsi il libero transito per terra e per mare per arrivare nella penisola iberica, sottoposta ad un acuto processo di romanizzazione.

In un primo momento tuttavia i Romani preferirono non impiegare troppe risorse contro le tribù della costa e dopo aver posto una solida base a Genova, si limitarono per alcuni anni ad assicurarsi libertà di transito nella riviera di ponente tramite un foedus, stipulato nel 201 a.C. dal console Publio Elio Peto con gli Ingauni.

All’inizio del II secolo a.C. si fecero consistenti le operazioni militari contro le popolazioni liguri di oltre Appennino che avevano manifestato un atteggiamento anti-romano. Negli anni seguenti gli sforzi in Liguria diminuirono a seguito dell’impegno di Roma nella seconda guerra macedone, ma una volta conclusa, Quinto Minucio Rufo iniziò una vera e propria guerra della Liguria.

Risalendo da Genova verso l’interno e valicando probabilmente i Giovi, il console costrinse ad arrendensi gli oppida liguri di Clastidium (Casteggio) e di Litubium (forse Retorbido, a sud di Voghera), alcune tribù liguri, tra cui i Boi e gli Ilvati che ancora non avevano presentato sottomissione, assicurandosi così il libero passaggio da Genova alla valle del Po.

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